ANNALU’ presenta la serie inedita Sciamane in occasione della mostra personale di Elena Monzo

Foto di Paola Codeluppi

In occasione della mostra personale di Elena Monzo Moon Zoo, la scultrice Annalù presenta delle opere made specific.

Annalù che da sempre lavora sulle tematiche della natura e degli elementi, trasforma i visi di donne in superfici e forme che diventano delle pure trasfigurazioni di un pensiero.
Ce ne parla il direttore artistico Cristina Gilda Artese presentando il progetto:
“Nel mese di ottobre del 2016, chiesi ad Annalù se volesse partecipare ad un progetto: creare delle opere in dialogo con le donne sciamano presentate da Elena Monzo nella sua personale Moon Zoo, che avremmo presentato come mostra inaugurale di Gilda nel 2017.
Volevo che uscisse lo spirito più primitivo e la dimensione ancestrale della Natura presenti nelle donne di Elena e che Annalù raccontasse a proprio modo come una sciamana si possa fare medium tra il mondo terreno e quello spirituale.
L’ho chiesto ad Annalù perché pur trattando la materia il suo approccio è di spiritualizzazione; scolpisce facendo dimenticare il peso di ogni cosa.
Le sue sculture non occupano uno spazio fisico, ma delimitano un tempo, fatto di pensieri e ricordi.
Essere scultore è un po’ come essere un demiurgo. Trattare la materia, i vari elementi e creare delle forme e dei mondi e infondere in loro uno spirito vitale.
La materia di Annalù va oltre la pesantezza dei corpi solidi, la sua scultura è fatta di luce, ma anche di attese e di sospensioni.
E’ la luce che passa attraverso le sue sculture che ne definisce la forma; è la trasparenza delle resine e la grazia con cui le dipinge che ne rappresenta la sublime potenza; sono gli innesti che crea con elementi vegetali trovati nei boschi accanto alla propria casa che rendono quotidiani ma imprevedibili i suoi lavori.
I fiori di Annalù non sono solo fiori, ne tantomeno i mandala o gli splash d’acqua, e così questi volti di Sciamane non sono solo visi di donne.
La poesia di Annalù consiste nell’andare oltre la pesantezza delle forme e dei volumi ed insieme alla loro banalità e caducità.
C’è una per me indimenticabile scultura di Arturo Martini che mi riconduce alla dimensione spirituale dei lavori di Annalù. Martini che non definisce le forme, che usava la terracotta, ma i cui lavori sono fatti di quella medesima poesia del non visto e dell’immaginato. Si tratta dell’opera Le stelle: due donne una distesa e l’altra eretta guardano una accanto all’altra in alto verso l’infinito, ed istantaneamente lo spettatore viene catapultato in un cielo stellato popolato di sogni ed intime riflessioni.”